Ex-pastificio Cerere

Una documentazione fotografica del Pastifico Cerere e degli studi d’ artisti negli anni ’90.
Il vecchio Pastificio Cerere, a via degli Ausoni a Roma, è oggi trasformato in “casa del’ arte” con studi e laboratori artistici.

Questa è la documentazione, svolta fra il 1989 ed il 1990, di tutti gli studi, laboratori, abitazioni e ditte presenti nell’ ex-pastificio. Le mmagini sono state realizzate utilizzando il grande formato (10×12,5 cm), sia in pellicola diapositiva che in bianco e nero.

Al giorno d’ oggi molti artisti si sono trasferiti sostituiti da altri, ma lo spirito di “casa dell’ arte” è rimasto tale. 

La rivista Abitare ha pubblicato nel maggio del 1990 un estratto del lavoro, corredato dal testo dell architetto Paola de Santis:

IL PASTIFICIO CERERE
Ai primi del Novecento – tempo di industrializzazione iniziale in una società sostanzialmente agricola come quella italiana di allora – un pastificio, anzi una “semoleria-pastificio”, poteva benissimo essere intitolato, con un gusto che per noi ha un che di ingenuamente didascalico, a Cerere, dea delle messi. E Cerere rimane il nome di questo complesso di edifici e cortili, che con le sue facciate ancora decorose benché segnate dagli anni gira su tre lati – via Tiburtina, via degli Ausoni, piazza dei Sanniti – a Roma, nel quartiere San Lorenzo.
Abbandonata nel 1960, la Cerere è un esempio di riconversione di un edificio industriale portata avanti a poco a poco, un po’ in sordina, senza proclami: in una quindicina d’anni, infatti, la fabbrica è venuta ripopolandosi spontaneamente in modo molto “specializzato” e vede oggi tutti i suoi locali nuovamente occupati soprattutto da studi di artisti – una trentina.

Nel proprio spazio preso in affitto ognuno è intervenuto in misura maggiore o minore, ripulendo e risanando e facendo rivivere i bellissimi loft.
Certo le parti comuni sono rimaste neglette, ma questo è uno sforzo che forse non compete interamente agli affittuari.



IL QUARTIERE SAN LORENZO



Il quartiere si trova nel quadrante est della città, appena fuori dalle mura aureliane, tra il lato sudest del complesso della stazione Termini, la basilica di San Lorenzo con il cimitero del Verano, e lo scalo ferroviario che ne costituisce il limite meridionale.
 È stato realizzato, per la maggior parte, in un arco di tempo che va dal 1878 al 1930 ed è nato come quartiere di speculazione privata, fuori dei tracciati dei piani regolatori del 1873 e del 1883, con una destinazione per ceti popolari, artigianato e piccole industrie e, per questo motivo, ‘naturalmente’ estraniato dal resto della città.
Il piano del 1909 non faceva altro che prendere atto dello stato di fatto e includeva nel perimetro urbano il quartiere con i suoi tratti originari ormai decisamente consolidati.
Su un tracciato tipicamente ‘umbertino’, come il vicino quartiere Esquilino o come Prati, San Lorenzo ha sempre presentato, al contrario di questi ultimi, dei caratteri degradati, tanto da essere oggetto di risanamento durante tutto il periodo della sua stessa costruzione, fin da quando, nel 1886, vi fu il pericolo di una epidemia di colera.

Il 19 luglio 1943 il quartiere subì il più drammatico e grave bombardamento fatto a Roma dagli anglo-americani durante il secondo conflitto. Vi furono circa milleseicento morti; molte abitazioni andarono distrutte e molte altre seriamente danneggiate …
L’abbandono e la fatiscenza sono arrivati nel secondo dopoguerra al punto massimo.

Oggi il quadro non è più questo. La posizione appetibile sta richiamando una popolazione diversa che compra e ristruttura le abitazioni, via via sostituendosi alla cospicua fascia dei residenti anziani (che non molti anni fa erano il 22%); ma finora queste trasformazioni non hanno influito tanto da togliere del tutto al tessuto sociale il suo carattere popolare.



L’EDIFICIO


La Cerere – la più antica delle tre fabbriche maggiori del quartiere San Lorenzo (le altre sono la vetreria Sciarra e la fabbrica della Birra Wiihrer) – è senz’altro il reperto di archeologia industriale più importante di quest’area.

Fondata nel 1905, l’anno successivo l’azienda affidò all’ingegnere Pietro Satti il progetto per la realizzazione della propria sede modificando e riadattando due corpi di fabbrica preesistenti: un edificio residenziale a due piani costruito nel 1898 tra la via Tiburtina e la via degli Ausoni e un parallelo edificio industriale a quattro piani del 1893. Il progetto proponeva la chiusura a blocco del complesso, mantenendo sulla Tiburtina il fronte a due piani.

La prima versione non venne approvata per la scarsa qualità dei prospetti.

Nelle modifiche successive ]’ edificio arrivò a quattro piani sulla Tiburtina, costruiti in muratura di mattoni e colonne di ghisa, mentre un terzo del cortile posteriore venne occupato da un grande ballatoio coperto.
Nel 1912 vennero edificati in cemento armato altri due piani sulla strada interna e uno ancora sulla Tiburtina nonché, dopo una lunga disputa con la commissione edilizia, la copertura a mansarde sulla via degli Ausoni; venne costruito inoltre un nuovo fabbricato che si affacciava parzialmente sulla piazza dei Sanniti. Una cinquantina di anni dopo, nel 1960, il pastificio cessò l’attività e il complesso venne abbandonato; solo alcuni dei suoi molti locali furono usati come magazzini da affittuari privati.

Ma nel 1975 qualcosa cambiò: cominciarono ad arrivare gli artisti.

Un gruppetto composto dallo scultore Nunzio di Stefano, dai pittori Walter Gatti e Giuseppe Gallo, e dallo scenografo Luigi Quintili trovò che la ex fabbrica offriva spazi molto adatti al loro lavoro, li prese in affitto, li ristrutturò e li trasformò in studi.
Successivamente, dal 1978 al 1980, entrarono il pittore e scultore Luigi Campanelli, il fotografo Angelo Caligaris, il pittore argentino Oscar Turco.

In questi anni si svolsero negli studi mostre dei singoli artisti su loro personale iniziativa.

Nel 1983 arrivarono il pittore Gianni Dessì con la moglie, la pittrice americana Martha Boyden, i pittori Luigi Ceccobelli, Marco Tirelli e Pietro Pizzi Cannella, l’architetto Armando Sodi.

Nel 1984 si tenne una mostra dal titolo Ateliers, ideata dal critico Achille Bonito Oliva e organizzata come percorso all’interno degli studi di sei artisti.

Fra il 1984 e il 1985 altri arrivi: i pittori Luca Sanjust e Sabina Mirri, lo scrittore Javier Barreiro, il regista teatrale Alessandro Cassino.

Nel marzo del 1987 inaugurò la sua attività, con la mostra Goethe in Italia, il Centro di Cultura Ausoni diretto da Italo Mussa e Arnaldo Romani Brizzi: vi si tengono mostre di fotografia, di pittura e di scultura, sfilate di moda, ecc.

Negli ultimi due anni, infine, sono stati occupati tutti gli spazi disponibili, anche i seminterrati: la Cerere è al completo.
È diventata una vera e propria “casa dell’arte”, un punto di riferimento e di iniziative che sta acquisendo un buon rilievo nell’ambito dell’attività artistica romana.

Paola De Santis, maggio 1990